Per chi non opera nel settore HR e dei servizi collegati al mondo del lavoro, il termine “politica attiva” può generare alcuni fraintendimenti. Il significato letterale del termine infatti sembrerebbe indicare una attinenza con il mondo della politica. Niente di più sbagliato, poiché il termine designa invece gli interventi a sostegno dell’occupazione promossi dalle istituzioni.


Una politica attiva è un intervento delle istituzioni finalizzato all’inserimento o al reinserimento di lavoratori disoccupati.


Come funzionano le politiche attive del lavoro


Le politiche attive del lavoro sono decise dalle istituzioni, quali ad esempio ANPAL e Regioni. Generalmente queste iniziative sono poi promosse ed erogate da enti accreditati.


Anche se le politiche attive sono tante ed ognuna ha le sue regole, possiamo indicare alcune tipologie di utenza che generalmente sono destinatarie degli interventi di politica attiva:


  • Disoccupati / Inoccupati
  • Under 30
  • Categorie protette
  • Over 50
  • Lavoratori svantaggiati in generale


Le politiche sono gratuite e hanno come finalità il ricollocamento nel mondo del lavoro, attraverso una molteplicità di servizi che dipendono dalla specifica politica attiva, ma che generalmente sono:


  • Orientamento
  • Bilancio delle competenze
  • Informazione sul mondo del lavoro
  • Formazione
  • Tirocinio o inserimento in azienda


Politiche attive e politiche passive del lavoro


Se esistono delle politiche attive del lavoro… esisteranno anche quelle passive! Si tratta effettivamente di 2 modi differenti di intendere il supporto a chi cerca collocazione nel mondo del lavoro. Possiamo sintetizzare in questo modo:


  1. Politiche attive: puntano ad aiutare la persona a ritrovare lavoro attraverso azioni concrete e proattive che puntano a rendere autonoma la persona e consape
  2. Politiche passive: aiutano il disoccupato fornendo un sostegno al reddito, ne sono un esempio ad esempio la cassa integrazione, la NASPI.


E’ evidente che mentre le politiche attive del lavoro puntano a dare al disoccupato gli strumenti per potersi collocare nel mondo del lavoro, quelle passive puntano ad un ristoro.


Entrambe le politiche sono importanti e hanno ragione di essere, anche se negli ultimi anni le politiche attive hanno acquisito sempre maggiore importanza proprio per la loro capacità di aiutare l'individuo a trovare lavoro a partire dalle sue potenzialità.


Politiche attive in Veneto


Come abbiamo detto le politiche attive variano di regione in regione poiché sono frutto di una programmazione locale. Questo fa sì che in regioni diverse ci siano strumenti diversi. Alcune di queste politiche attive sono presenti, declinate in modo differente, anche in altre regioni. Consigliamo comunque di rivolgersi sempre ad operatori del territorio e ad enti accreditati, in grado di aiutare l’utente.


In Veneto le politiche attive hanno una storia consolidata. Esistono infatti programmi fruibili per i disoccupati di Treviso, Padova, Venezia, Vicenza, Verona, Belluno.


In veneto alcuni esempi delle politiche attive più famose sono Garanzia Giovani e l’Assegno per il Lavoro.

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